Teatro
Storie – Galleria – Multimedia
Da quanto faccio Teatro con la T maiuscola, quello che si fa come lavoro?
Se considero anche le esperienze fatte con l’avanspettacolo, il Centro Universitario Teatrale di Firenze e la frequenza alla Scuola di recitazione della russa Tatiana Pavlova scopro che ad oggi sono più di sessant’anni… Ne ho fatte delle cose da allora, sia come attore sia come regista, aggiungendo al teatro la televisione, il cinema, la radio, la lirica, lo scrivere testi, la pubblicità, lavorando con compagni straordinari, celebri e meno celebri che fossero. Insomma ho fatto tutto quello che concerne questo straordinario lavoro dello spettacolo vissuto per campare non soltanto di sogni…Ma proprio per conservare i sogni, a chi come me ha scelto di sognare lavorando ho fatto anche parte del Sindacato Attori Italiani occupandomi ufficialmente di far rispettare le normative che regolano la professione…Direi dunque che ho fatto – e ancora faccio – del mio meglio per essere quello che volevo essere: un uomo che racconta ad altri uomini storie immaginarie in cui tutti possano riconoscere qualcosa della propria realtà. Sergio
Spettacoli che fra i tanti fatti tornerei volentieri a fare:
- “Don Giovanni” di Brecht da Moliere
- “Uomini e no” di Crovi da Vittorini
- “Le furberie di Scapino” di Moliere
- “Prometeo” di Bendini
- “La Locandiera” di Goldoni
- “Don Chisciotte” di Bulgakov
- “Tutti quelli che cadono” di Beckett
- “Minetti” di Bernhard
- “La Conta” di Bernardi
Di tutto il “fatto“ compilare un catalogo curriculum? no, mi bastano i poderosi album di ritagli conservati. Tanto, a questo punto, ho anch’io un grande avvenire dietro le spalle, vero Vittorio?…
…Sergio
Storie
“ Storia di una messa in scena d’antan – 1974 “
ovvero
ritrattino di due gemelli registi alle prese col fare teatro prima di fare cinema
di sergio ciulli
Loro sono Antonio e Andrea Frazzi, gemelli e registi.
Io sono Sergio, il ragazzo Ciulli, attore.
Loro stanno in una casa quasi sopra l’Arno, a Firenze.
Io poco distante, vicino a Piazza del Carmine, in san Frediano.
Loro cercano un attore…
Io una scrittura…
Ci fanno incontrare…
Loro ancora non fanno sceneggiati TV, però fanno teatro, un “ Don Giovanni “ firmato Brecht, da Moliere…
Mi offrono due bei ruoli “ di carattere “, il Dottor Marphurius ( atto primo ) e il sarto Domenica ( atto secondo ) …
Io ci sto…
Insieme scendiamo al Bar sotto casa loro a festeggiare l’intesa con brioscina e cappuccino,
alimenti sacri ai teatranti in quella stagione 1974 – 75
…Una ventina di giorni dopo sull’assito di un palcoscenico larghino ma poco profondo del Circolo Ricreativo Culturale delle Cascine del Riccio, borgo di poche anime con Firenze alle spalle , la Compagnia è in prova in attesa di trasferirsi al Teatro degli Animosi di Carrara per il debutto che la porterà in tournèe.
E’ una Compagnia sì ma su base Coperativa , formula che accomuna attori e tecnici nella gestione dell’impresa intrapresa, quindi compensi ai minimi sindacali e pedalare in salita.
Ma è anche un gruppo di gente giovane, divertita da ciò che fa, viva !
Io e l’Aldo Puglisi siamo quelli un po’ datati, quasi vecchi attori con i nostri quaranta ma
tra quelli giovani ci sono Franco Francescantonio, che fa Sganarello, la Silvia Luzzi che è Concettina, Marcellina Ruocco e, nel ruolo del titolo, Flavio Andreini .
Nel mezzo loro, i Frazzi, trentenni che dirigono.
E il loro dirigere è molto, molto particolare per chi ci si trova in mezzo…
…Un esempio:
Io sono l’attore e sto in palcoscenico.
Antonio è il regista e sta in platea.
Si fa così da sempre…
Solitamente l’attore sta in palcoscenico perché prova una scena che il regista dalla platea guarda.
Solitamente l’attore che sta in palcoscenico riceve suggerimenti sul suo fare da quel regista che sta in platea.
Solitamente, quando questo avviene, l’attore interrompe bruscamente il suo dire, alza un attimo mani e occhi al cielo, poi chiede falsamente interessato al regista quello che io chiedo ad Antonio :
“ Cosa intendi con “ Lega, lega di più “, Antonio ? “
E di colpo, insolitamente, materializzandosi da una quinta alle mie spalle,
chi mi risponde non è Antonio ma Andrea :
“ Stringi Sergio… meno pause ”.
Perché Andrea, anche se è un regista, sta spesso in palcoscenico.
Invece Antonio in palcoscenico ci monta pochissimo e dice le cose dalla platea.
Andrea le cose le dice in levare, alte.
Antonio invece le dice in battere, basse…
Andrea ride molto…
Antonio ogni tanto…
Ci sono differenze, si…
Eppure:
Andrea a volte sembra Antonio…
Antonio a volte sembra Andrea…
Io però a distinguerli sto imparando, specialmente da vicino.
E mentre imparo a distinguerli intanto le prove filano bene.
Per forza!
Tanto per cominciare a Carrara il teatro è un teatro vero :
Platea con poltroncine rosse, ordini di palchi e loggione, palcoscenico come si deve!
Ci sentiamo tutti tornati a casa, siamo contenti.
E a casa stiamo insieme visto che si dorme tutti quanti in un vecchio immobile colmo di scale, corridoi, camere vicine le une alle altre, messoci a disposizione dal Comune in cambio di prove aperte e della prima nazionale .
( Anche di questo siamo contenti, visto il foglio paga piuttosto debole…).
…E con i Frazzi più i giorni passano e meglio mi ci trovo.
Acquisito che a volte l’uno pare l’altro, lavorandoci si scopre che sono bravi .
E pure si scopre che i due ti mettono in scena come se ti vedessero tramite diversi obbiettivi e focali, come se facessero televisione o cinema .
Intendo dire che uno resta in platea, lontano, e lavora in campo lungo sulla scena che si sta provando; l’altro ti sta vicino, a volte addirittura in scena con te, e lavora su i campi medi, su i dettagli che l’azione suggerisce, affinando in corso d’opera le tue intenzioni e la tua gestualità.
Poi, prova dopo prova, i due , a volte scambiandosi i punti di osservazione , sistemato l’intero disegno scenico , ti fanno i primi piani evidenziandoti nei momenti più intensi del tuo fare che , in un secondo tempo
di montaggio, sosterranno con luci e musica.
Giunti poi alle ultimissime prove, quelle che i teatranti definiscono filate , i due , finalmente riunitisi in unica postazione in platea, si guardano, nel grande monitor che è per loro il palcoscenico, tutto il girato, ormai pronto a passare da un premontaggio a un montaggio definitivo .
Lo guardano senza interromperlo, lasciandolo scorrere sequenza dopo sequenza , lasciando che macchinisti , datori di luce e attori facciano quel che devono interamente fare, bene o male che sia.
Se lo guardano prendendo appunti per cose tecniche o artistiche da sistemare che poi ci diranno.
Se lo guardano borbottando piano tra di loro.
E io che nei panni del Dottor Marphurius sto in scena a figura intera mulinando in aria un catetere e dicendo a Don Giovanni : “ Ah, signore, in queste modeste parrocchie non ci sono quasi più ferite di stoccata. Ah! La grande epoca dei duelli è passata. La ferita di stoccata, la più elegante, la più perfetta delle ferite, prosperava… “ avverto, via via che la sequenza si completa, quel borbottio farsi sempre meno udibile, zittirsi e divenire, penso, un sorriso ( che invece sono due ) .
E allora, contento, sorrido anch’io dentro di me e spingo al meglio il mio fare sperando di sentirmi gratificare da loro con un “ buona la prima “ al termine del gioco, quasi fossimo insieme su un set invece che a battere sull’assito…
…Adesso, a distanza di tanti anni, non ricordo se me l’hanno poi detto ma certamente ricordo che una sera di un sabato di fine novembre c’è stata veramente la Prima.
E deve essere stata proprio buona perché abbiamo continuato a replicarla in giro sino a Marzo, scavalcando monti e planando per valli, divertendoci e smoccolando, rimontando e rismontando scene e lumi piazza dopo piazza , facendo persino il dibattito con il pubblico a fine spettacolo, insomma vivendo e sperimentando modi diversi di fare l’attore e il regista ma , soprattutto, continuando a cementare con brioscina e cappuccino la nostra intesa rinnovandola ogni volta con un sorriso che invece erano due ma che poi diventavano anche tre…
E quel nostro sorridere s’è rinnovato poi ogni volta che i Frazzi mi hanno infilato in qualcuno dei tanti lavori televisivi o cinematografici cui sempre più hanno dedicato il loro fare. Il battere sull’assito teatrale si è convertito sempre più nel fruscio in levare della macchina da presa, con l’Antonio seduto davanti ad un vero monitor e con l’Andrea aggirantesi al limite del non in campo,
ma sempre e comunque abbiamo continuato a giocare al nostro fare danni .
Della qualcosa, ancora oggi mi vanto e quindi la racconto appena posso.
Come ora faccio guardando in su, in alto, dove so che da qualche tempo c’è Andrea.
Chissà se è in tournée o se sta facendo sopralluoghi.
Difficile dirlo perché lui, come d’abitudine, non è in campo, non si vede.
Ma c’è, vero Antonio che c’è ?..
Sergio, ma anche il Dottor Marphurius e il sarto Domenica
“ Dizionaretto “
cinema e teatro
Obbiettivo : dispositivo ottico regolabile ( focale ) in grado di raccogliere e riprodurre un’immagine .
Campo lungo : .ambiente visto in maniera ampia ove figure umane sono distinguibili pur se inglobate in esso.
Campo medio : ambiente visto nella sua totalità entro cui le figure umane assumono rilevanza.
Dettaglio : particolare di persona , scena o cosa portato in evidenza.
Primo piano : la figura umana isolata dal contesto la cui espressione diviene il centro dell’attenzione di chi vede…
la Filata : prova scenica dell’intero testo rappresentato senza nessuna interruzione.
Monitor : restituisce in video la stessa immagine visibile nel mirino della cinepresa .
il Girato : insieme di tutto il materiale prodotto durante la lavorazione di un film.
Montaggio : elemento fondante dell’istanza narrata dato che montaggio e regia sono intrinsecamente legati, in quanto entrambi concorrono nella costruzione espressiva del racconto .
Sequenza : un insieme di inquadrature che esaurisce un episodio narrativo.
Figura intera : inquadratura nella quale la figura umana occupa quasi del tutto l’altezza del quadro.
Buona la prima : esclamazione tipica del regista quando la ripresa è già buona al primo ciak. .
Macchina da presa : apparato che registra una sequenza di immagini in rapida successione temporale
Fuori campo : tutto ciò che accade fuori del campo visivo del quadro ma è presente nell’immaginario spazio adiacente il set.
Piazza : città o paese ove si svolge la rappresntazione teatrale.
Il Set : l’ambiente in cui si svolgono le riprese cinematografiche,
Assito : struttura di assi accostate o connesse in vario modo ( il palcoscenico ).
Fare danni : espressione tutt’ora in uso tra gente di spettacolo per definire ironicamente il proprio lavoro senza prendersi troppo sul serio.
Tournèe : serie di spettacoli o concerti dati in diverse località da parte di una compagnia teatrale,
Fare Sopralluoghi : scegliere le location più adatte per l’ambientazione del film.
FRAZZI fratelli :
per ricordare Daniele Andriola
“Di chiacchiere, ditirambi e tacite stelle…”
andantino di chiacchiere serene
fatte nel dopo spettacolo,
seduti ad un tavolino traballante
per colpa dell’acciottolato.
parole di oggi disergio e musica di allora di daniele
primo movimento
andantino
…Stasera si cena fuori:
vino, affettati, cacio, baccelli, pane sciapo e rizzati !
(S’è finito di fare “danni “ che mancava poco a mezzanotte… )
“E’ tardi e la cucina ha già chiuso “, ha detto l’Oste. “Se vi contentate …”
Ci ha servito e poi ha chiuso bottega…
secondo movimento
leggermente più lento
…Una campana ha battuto le ore.
Fa caldo, il silenzio è alto.
“Si sta bene fuori.” dico, un po’ a me e un poco a te.
E tu, guardando in su:
“ Il giorno fu pieno di lampi, ora verranno le stelle,
le tacite stelle… “
E io:“ O Danielino, il Pascoli a quest’ora ? ! “
E tu : “ L’è l’ora sua !
E a me verrebbe da rispondere, ridendo:
“No, l’è l’ora di finirla !… “ ma invece rilancio :
“ Che pace, la sera ! “
E tu, pronto : “ Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell’aspra bufera… “
“ Non resta che un dolce singulto “,concludo io.
Poi, con buona pace del poeta, ci metto un: “ almeno stasera ! “
che, anche se fuori testo, fa rima con bufera.
“ Domani si starà a vedere… “ aggiungo filosofico .
E tu, subito, ci leghi un :“ Ma ora restiamo a sedere ! “ che ci rallegra.
E ridiamo contenti di quello che abbiamo detto e fatto, spettacolo compreso …
terzo movimento
larghetto
… Un po’ più tardi,
nelle stradine del Borgo che portano all’albergo.
“ Qui ci siamo già passati “ dici, fermandoti.
E io, senza fermarmi : “ Si “
E tu, sempre fermo: “Ma l’albergo ? “
E io, fermandomi a mia volta: “C’era… “
e tu seguiti con : “…una volta, c’era… “piano, in levare,
e con un dito appoggiato sulle labbra mi suggerisci di tacere.
Restiamo zitti, attenti, aspettando una magia.
Che arriva perché nei vicoli, da lontano,
la voce di qualcuno fa a pezzi una canzone e noi,
canticchiandoci insieme, avvistiamo l’albergo fuori Porta…
quarto movimento,
moderatamente lento
….Ma non è che abbiamo poi tanta voglia di andare a letto.
Sarà che fa caldo…
Sarà che dentro l’albergo fa ancora più caldo…
Sarà che fuori c’è un piacevole refolo di vento…
Sarà quel che sarà ma restiamo fuori, sulle sdraio.
E allora tu rolli una sigarettina delle tue
e io mi accendo un avanzo di toscano.
E fumiamo.
E dopo diciamo cose che di giorno non sempre si riesce a dire.
Ma siccome è una notte piena di lumini lontani io le dico
e tu anche, tranquilli tranquilli, sottovoce.
E ancora dopo può essere che a forza di pissi pissi bao bao ci siamo addormentati
Può essere, si…
quinto movimento
mosso
…Vuoi vedere che abbiamo davvero dormito fuori ?!…
In camera mia il letto era appena mosso.
E tu hai la barba non fatta…
In macchina, mentre lasciamo le crete senesi, canticchiamo la tua musica.
A me piace anche fuori scena.
E a te piace quello che ci dico sopra.
E così ogni volta che capita di fare una recita siamo due contenti.
E allora, di poi, si torna a casa canticchiando in levare,
facendo chiacchiere serene, sperando
di ritrovarci presto seduti ad un tavolino che traballa
sull’acciottolato, ben sapendo che dopo un giorno pieno di lampi
verranno le tacite stelle…
E non ci pare poco !…
Sergio & Daniele
il Maestro Daniele Andriola 
Sergio Ciulli
“ Quelle ore di Barga “ 1981
“ Lascia che guardi dentro il mio cuore ,
lascia ch’io viva del mio passato… “
G.Pascoli
*
(“ Il suon dell’ore vien col vento
dal non veduto borgo montano…“ )
cantò il poeta.
E’ ancora così…
Ancora risuonano le ore che annunciano la fine del giorno.
Fuori s’è fatto buio…
Dal balconcino che guarda all’arco di Porta Macaia, confine del Borgo, vedo accendersi i lumi.
Aggiungo le due pagine di oggi al già scritto, copro la portatile lettera 22 e scendo di sotto a far cena.
*
Butto giù qualcosa, mi copro bene ed esco.
Di sabato sera forse lo storico Caffè del Borgo vecchio è aperto.
Ho voglia di vedere gente…
*
E’dalla fine Marzo che sono arrivato, ma gente ne ho vista poca.
Però tutti sanno chi sono e che ci faccio qui.
Agli alimentari dove vado a fare spesa, la botteghina prima della Porta Macaia, servendomi dicono: “Lei l’è venuto quassù per scrivere una commedia da fare quest’estate,vero ? ”.
Al Caffè, interamente tappezzato di locandine dei passati festivals, un simpatico signore che fa il corrispondente per un giornale di Lucca m’ha detto:“ A luglio ci si metterà anche la sua…“.
E con le chiavi della casa gialla c’era anche il benvenuto dell’amministrazione comunale.
Sicuramente la Signora Hunt, conduttrice di Opera Barga,ha raccontato di me…
*
Ma anche stasera benché sia Aprile di gente in giro ce n’è sempre poca…
Però il Caffè è aperto…
E c’è il signore simpatico…
Saluta, sbircia alle mie spalle e poi, ridendosela sotto i baffi, mi fa:
“ Ma che è solo ? O Beppino che l’ha lasciato a casa? “
*
Per ora Il mio Verdi è appena una quindicina di pagine.
Ogni giorno siedo davanti alla lettera 22 , ci infilo un foglio e lo aspetto.
A volte parecchio…
Spesso si attarda in Casa Maffei, nel salotto della contessa…
O in uno dei tanti teatri del mondo…
Ma, soprattutto, bisogna cercarlo nella sua tenuta di Sant’Agata!
Magari per provare a cavarne teatro come faccio in queste delle molte ore di Barga…
Ci provo e poi ceno.
Dopo bevo un goccio di calvados, riaccendo il sigaro e ascolto la sua musica in questa casa fuor dalle mura, appartata,senza telefono e con un televisore che non funziona.
Se non mi piglia il sonno, finisce che torno alla macchina da scrivere e butto giù una lettera.
Così è un po’ come chiacchierare con qualcuno…
*
Aspetto, spero posta.
Ma Nora, la postina che passa una mattina si e una no, ha scosso la testa.
E anche da parte di Beppino, questo pomeriggio, poco o nulla; soltanto una stentata pagina che non mi convince…
Giornataccia!
E ora anche la nebbia…
Porta Macaia non c’è più…
Sparita anche la strada…
Solo tre chiazze di luce gialla dalle quali non riesco a staccare gli occhi mentre Abigaille canta “Chi del perduto incanto / mi torna un giorno sol ? “
L’ascolto più volte perché se tace il silenzio è troppo alto.
*
Di prima mattina, oltre i tre lampioni ancora accesi…
Faccio spesa.
Entro e:
“ E’ arrivato quello bianco! ” annuncia trionfante Benita…
“ E non è magro! “ garantisce Sandra…
“ Evviva !“ esulto io…
Finalmente l’yogurt bianco e intero, cardine della mia prima colazione!
Regalo ai sorrisi alimentari delle signore il meglio dei miei ringraziamenti attoriali ed esco intonando:
“ Bella figlia dell’amore / schiavo son dei vezzi tuoi …” pur se le mie benefattrici sono due…
*
Oggi, domenica con cime innevate, pranzo a Casa Hunt.
Ci sono i figli grandi della Signora, una coppia del Comitato dell’Opera e il simpatico quasi giornalista.
E’ lui che chiede se ho già il titolo…
“ Ce l’ho da sempre! “ rispondo.
Mi fissano sorpresi:
“ Da sempre ? “
“ Sì “
Sorrido: “ L’ho rubato a Gozzano …“
Poi, subito spariglio:
“ Quest’anno la Pasqua viene alta, vero ? “ rilancio e giocondamente monello siedo a tavola pregustando salciccia e fagioli all’uccelletto il cui profumo giunge dalle vicine stanze.
*
Cresce lento il mio Verdi, però cresce.
Di molto si è alzata la pila delle pagine sopravvissute alla rilettura…
Rilettura che oggi che piove fitto fitto e l’estro s’impantana, pur di far qualcosa, nervosamente rinnovo…
Ma più che avanzo nel già fatto più che mi par di udire nel brontolar del tuono:
“ Tagliare, tagliare !… In scena la parola ha da essere solo una per suggerirne cento …”
E a quel dire il sommesso gocciar della grondaia par che risponda: ” Se el maestro vol cussì, cussì si farà…”
“ Si,si,ma non ora !” mi scappa, occhi al cielo.
E di colpo: ” bumbudubummm ! “ il cielo viene giù e la luce traballa…
Reo mondo, che botta!
Mi guardo intorno: troppe ombre…
Meglio, molto meglio lasciar le usate carte, aprir l’ombrello e uscire, come veloce faccio, in cerca di chi ancor vive!
*
Son più giorni che continua a piovere…
E se molto piove lo scendere o il salire per il Borgo vecchio assai ne risente…
L’ingresso al Teatro poi, vista la pendenza d’accesso, è addirittura a rischio se non si hanno calzature a suola alta.
Naturalmente, io non le ho …
Così il sopralluogo pomeridiano voluto dalla Signora Hunt, nella veste d’ideatrice di scene e costumi, divien per me un andar per pozzanghere che mi porto dietro…
Pertanto, visto che da più giorni il teatro ha spento il riscaldamento perché è primavera, quando riesco alla pioggia sono infreddolito a puntino…
Ragion per cui m’infilo nello storico caffè dove, grazie al riscaldamento ancora acceso, la primavera è ben presente e fioriscono i bicchier di vin caldo…
“… Ehi ! taverniere ! “
*
L’ora di Barga batte le sette…
Rialzo la testa…
L’arco di Porta Macaia è quasi al buio;per oggi basta così.
Copro la lettera 22,riassetto le carte,richiudo i due libri che tengo sempre a portata di mano…
Uno,di piccola taglia, è l’autobiografia delle lettere curata dall’Oberdorfer, prezioso condensato di umori, accaduti, opere del Maestro e di chi con lui ha avuto a che fare.
L’altro, più robusto, si vanta di Tutti i libretti di Verdi, con introduzione del Baldacci e postfazione di Gino Negri…
Di entrambi uso generosamente al modo del falstaffiano : “l’arte sta in questa massima : rubar con garbo e a tempo “
Aggiungo poi qua e là qualcosa della gozzaniana “ amica di nonna speranza “e spruzzo di musica il tutto attenendomi al dettato di Beppino: “ Copiare il vero può essere una buona cosa. Ma inventare il vero è meglio, molto meglio! “
E siccome è proprio questo che in teatro si fa io,da buon teatrante, che altro posso se non provare a inventarmi, sempre con garbo e a tempo, il mio verdi giuseppe… “?
Che nevichi, piova, ci sia il sole o tiri vento come stasera…
*
Provo a dormire ma…
Cric…Crac… Sbam…
La casa non sta zitta…
A cominciare dagli infissi di legno della camera si lamenta non poco…
Soffre…
Forse per via del vento che promette sempre di portarsela via ma non lo fa…
Un amore impossibile…
Un melodramma…
Già…
…Buonanotte Beppino !
*
Mirando il Forato, il monte col buco,siedo di spalle alla facciata della Collegiata e lascio passare la domenica.
C’è un bel sole…
Da qualche parte scorre acqua…
Poca gente…
E in testa mi torna:
“ Buffi noi due,
buffoni anche dentro d’altronde,
ti ricordi , no?
l’acqua dell’isola tiberina,
il sole della domenica, poca gente
da vedere, guardare con la pigrizia
di chi si è svegliato facendo l’amore
e ha fatto tutto senza fretta,
camminando dentro lo yogurt io,
tu nei tuoi barattoli… “
Più tardi, dal telefono a scatti del Caffè, chiamo Roma .
Non lei però…
*
A casa tutto bene…
Paolo,futuro Beppino, fa cose in televisione e ha giri d’occhi con una tipa…
Robertino prova teatro, si sta accasando e, prima o poi,mi lascerà la sua stanza…
Mario organizza eventi al teatro Tenda e si è comprato un pappagallo…
Quando ho chiamato erano in fase cazzeggio e così ho cazzeggiato anch’io…
…Ora sto meglio!
*
Un gattone dall’aria vissuta si aggira nei pressi del mio romitorio.
Me ne sono accorto per via dell’yogurt che metto sempre fuori dalla finestrella della cucina; col freddo che fa, si mantiene come se fosse nel frigorifero che non ho.
Ma stamani, aperta la finestrella, c’era solo il gattone che si leccava i baffi imbiancati dall’yogurt i cui resti cartonati giacevano poco distanti.
Alle mie rimostranze non si è mosso…
Ha solo fatto un miao flautato un po’calante, da anziano…
Non saprei dire per qual motivo mi sia subito venuto in mente il Signor Barezzi, dilettante di flauto, benefattore e suocero di Beppino…
Quel che so è che oggi da Benita e Sandra ho acquistato anche cibo per gatti.
*
Barbara e Luigi , miei giovani vicini di casa hanno il telefono…
Così la mia agente lascia nella loro segreteria un: “ Sergio, sono Anna… Chiamami ! “ ed io, magari il giorno dopo , la chiamo dal telefono a scatti del Caffè.
Ovviamente lei chiama per via del mio lavoro di attore, lavoro che arriva sempre quando è scomodo da fare.
Infatti,da quando son quassù, con ieri è già la terza volta che arriva un : “ Ci sarebbero due pose …”
( Ma sempre due soltanto, Annina ?! )
Che fare ?
“ No, no …Ora ho un maggior daffare che ha da esser finito alla breve…” direbbe il Maestro…
Cosi dico anch’io aggiungendo che solo se chiama Fellini o Strehler ridiscendo a valle…
La qual cosa, ripensandoci, è stato come dire che potrei rimare quassù vita natural durante… (*1)
*
Scrivo ma scegliere cosa mettere di ottantasette anni di vicende e musiche verdiane in un‘ora e cinquanta di spettacolo senza intervallo – come da richiesta della signora Hunt – non è facile…
“ Ma soprattutto “, disse Cesare quando seppe della durata impostomi “ più che un ritratto, farai un ritrattino… “
Cesare è l’Orselli, musicologo, spirito ameno e amico dal quale ricevo sostegno nel mio far con la musica.
A lui, da quassù, invio settimanalmente cartoline con succinti resoconti del tipo:
“In casa del mio Verdi l’Aida la fa la Stolz e alla Strepponi tocca l’Amneris ma però Beppino non fa Radames e se la cava con un Requiem !“
O anche: “Mondo reo …Mondo rubaldo … Pianse ed amò per tutti oppur tutti gabbò?“
Questa di oggi che sotto la cinquecentesca loggia del Caffè mi accingo a scrivere sorbendo un cappuccino macchiato da pochissimo caffè – l’orzo, ahimè, non lo tengono… – dirà:
“ Non fu scherzo …Non fu follia / tua siffatta profezia / Più che un ritratto / un ritrattino / ma bellino bellino / di un musicante contadino…“
Cosi sarà, caro amico, pur se di vicende da sviluppare ce ne sarebbero…
Sì,ce ne sarebbero proprio,ma occorrerebbero tante più ore per rappresentarle…
…Quante ore? Mah, grosso modo, tanto per fare un esempio,direi quanto quelle di una dozzina di puntate radiofoniche,si …
Anzi, meglio sarebbe se le puntate fossero tredici, va…
Già…
…Sai che c’è, Cesare?
Magari quando torno a Roma e ricapito alle scuderie Mazzini – sì,si,quelle del cavallo Rai ! – ci provo…(*2)
*
La mia Erre4 rossa la tengo nel piazzale del fosso delle Mura,all’ingresso del Borgo vecchio…
L’ho mossa una sola volta per una scappatina a Castelvecchio…
Ero curioso di quanto veramente il poeta di San Mauro sentisse risuonare “da quel cantuccio, portata dal vento, l’ora di Barga …”.
Oggi invece la muovo per recarmi a Segromigno Monte dalla Banda Musicale che, secondo la signora Hunt che mi siede accanto,sarà perfetta per lo zum pa pà in stil nazional popolare che vorrei per accompagnare Alfredi, Violette e simili inseriti a specchio delle umane vicende di Beppino e Beppina…
…Vicende da inscenare all’ombra maestosa del cedro del libano che impronta di se il naturale rialzo del piazzale del fosso…
…Col favor della notte e con le giuste luci può farsi quercia vecchia che “ su l’argine del fosso sta mentre il parco, a poco a poco,si rischiara coi raggi della luna intanto che dal labbro il canto estasiato vola… “
Sperando che poi non venga a piovere …(*3)
*
Finalmente da più giorni fa bel tempo sui monti.
Intorno alla casa è tutta una fioritura…
Ed io non faccio che starnutire, pur attingendo largamente alle mie riserve omeopatiche…
Stravolto busso alla porta del Dottor Giannetti, medico condotto melomane…
Verdianamente esordisco con un: “ Sento mancarmi … “
Replica pronto il buon dottore:
“Curatevi…Mertate un avvenir migliore!“
Lo informo allora che già lo sto facendo con l’omeopatia.
Scuote la testa, si segna, mormora:
“ Miserere d’un alma già vicina / alla partenza che non ha ritorno…” e mi prescrive qualcosa di allopatico per combattere due volte al dì gli effetti del polline primaverile.
“ Coraggio adunque …la convalescenza non è lontana…“ aggiunge nel salutarmi.
Che altro rispondergli se non:
“ Oh, la bugia pietosa / A medici è concessa …”
(Zum pa pà…zum pa pà !)
*
Stasera, terminato lo scrivere, mi sorprende la dorata luce di fine giorno che ancora batte sull’arco di Porta Macaia…
Le giornate, complice l’ora legale, si sono allungate…
Ed è quasi finito Aprile…
… Anche il mio Verdi !
*
Spazzo, struscio, riassetto la casa…
Tra pochi giorni me ne vado…
Lo dico alle mie dispensatrici alimentari…
“ Allora ‘un gli si piglia più lo yogurt intero ! “ dice Sandra.
“ Bianco quassù lo vogliono solo magro… “ dice Beata.
E ancora Sandra:“ Ce ne sarebbe ancora una confezione …“
E ancora Beata: “ Che gli si mette via per quando torna a Luglio , sor Sergio ? … “
“ Grazie ma scadrà prima…“ rispondo.
“ E che fa ?…Tanto l’è già di suo andato a male… “ sorride Sandra.
“ Ma ‘un si può mica venderlo scaduto , grullina !… “ sorride Beata .
E tutte e due, ridendo proprio :
“ E allora si regalerà ! “
Ridevano ancora quando sono uscito con lo yogurt che hanno voluto regalarmi davvero…
*
E dopo la casa riassetto anche il testo…
Sbianchetto, ribatto, aggiusto, lo metto “ in bella “!
Quando a seguire “Che vena quel verdi giuseppe…” aggiungo : … un omaggio affettuoso ed irriverente al maestro e all’uomo, concertato per attori, cantanti, pianoforti, banda musicale , nastri magnetici, diapositive e simili diavolerie, all’insegna dei copialettere verdiani e di altre testimonianze, narrato a veglia sull’onda dell’inventare il vero di verdiana memoria“ , s’è fatta l’ora di dormire…
Canticchiando “Va, va vecchio John , va , va per la tua via …“ vado a letto…
… Contento!
*
Stamattina indugio tra le coltri.
Tanto non ho cose da fare, a parte il dover presentare il mio Verdi all’Anagrafe…
Sì, sì, proprio all’Anagrafe, davvero…
Il fatto è che in quell’ufficio hanno una gran bella fotocopiatrice.
Ci sarà anche la Signora Hunt,contentissima madrina!
*
C’era…
E con lei l’Assessore…
E il quasi giornalista…
E lo spumante…
E anche se solo nella mia testa:
“ Davanti a noi, ufficiale di stato civile della comune del vecchio borgo di barga, è comparso il ragazzo ciulli , teatrante , che ci ha presentato un copione di sesso maschile , nato il corrente giorno , figlio suo, a cui ha dichiarato volere dare il nome di che vena quel verdi giuseppe …”
… io l’ho sentito proprio !
*
Faccio i bagagli…
Fuori il Signor Barezzi lappa lì suo ultimo yogurt intero.
Da domani dovrà lappare qualcos’altro dai miei vicini.
Ma non sarà un problema…
Quando ho chiesto a Barbara e Luigi di occuparsene si sono messi a ridere.
Da sempre cena da loro…
*
Stasera che è l’ultima sera,tutta vita…
Sotto il “ placido chiaror d’un ciel stellato “ m’aggiro per il Borgo, gustandone le stradine, gli anfratti, le piazzette, le luci discrete, i suoni e le forbite targhe disseminate dal Pascoli – ma anche a sua gloria disseminate – per ogni dove.
Ed è proprio sotto quella posta nella terrazza dello storico Caffè che con il quasi giornalista e il medico melomane scambio chiacchiere ben innaffiate in una cenetta improvvisata…
Tiriamo tardi allegramente e sempre allegramente risaliamo alla Porta Macaia…
Qui giunti, nel giallore di un dei tre lampioni, saluti e abbracci:
“Fai buon viaggio…“
“Salutaci Beppino!“
“A luglio, a luglio “
Di poi, con un cenno d’intesa, attaccano un’inaspettata “ Ombra mai fu …”, perdendosi nei vicoli…
Rassegnato alzo gli occhi al cielo:
“ Sanno anche del Serse ! “ , dico alla sottile falce di luna nuova che sorride divertita . ( *4)
Sorrido anch’io e m’affretto verso casa…
( E’ tardi ! e’ l’ora …)
Domani parto presto…
( Si ,ritorniamo / dove son quelli ch’amano ed amo.)
…Su Beppino , andiamo !
Fine
– fatto nell’autunno del duemilaventitre nella valle dell’arno –
Note
(*1) … e invece, solo quattro anni dopo , Fellini chiamò ed io, per fortuna , ero già sceso a valle da tempo .
(*2) … ci provai è ci riuscii l’anno dopo rinnovando il titolo con l’aggiunta di un “ fu Carlo “!
(*3) … ma quel luglio venne giù il diluvio e il che vena quel verdi giuseppe andò in scena al chiuso .
(*4) … nel teatro dei Differenti feci la regia del Serse di Haendel, diretto da Piero Bellugi .
Appendice
“ L’ora di Barga “ di Giovanni Pascoli
Al mio cantuccio, donde non sento
se non le reste brusir del grano,
il suon dell’ore vien col vento
dal non veduto borgo montano:
suono che uguale, che blando cade,
come una voce che persuade.
Tu dici, È l’ora; tu dici, È tardi,
voce che cadi blanda dal cielo.
Ma un poco ancora lascia che guardi
l’albero, il ragno, l’ape, lo stelo,
cose ch’han molti secoli o un anno
o un’ora, e quelle nubi che vanno.
Lasciami immoto qui rimanere
fra tanto moto d’ale e di fronde;
e udire il gallo che da un podere
chiama, e da un altro l’altro risponde,
e, quando altrove l’anima fissa,
gli strilli di una cincia che rissa.
E suona ancora l’ora, e mi manda
prima un suo grido di meraviglia
tinnulo, e quindi con la sua blanda
voce di prima parla e consiglia,
e grave grave grave m’incuora:
mi dice, È tardi; mi dice, È l’ora.
Tu vuoi che pensi dunque al ritorno,
voce che cadi blanda dal cielo!
Ma bello è questo poco di giorno
che mi traluce come da un velo!
Lo so ch’è l’ora, lo so ch’è tardi;
ma un poco ancora lascia che guardi.
Lascia che guardi dentro il mio cuore,
lascia ch’io viva del mio passato;
se c’è sul bronco sempre quel fiore,
s’io trovi un bacio che non ho dato!
Nel mio cantuccio d’ombra romita
lascia ch’io pianga su la mia vita!
E suona ancora l’ora, e mi squilla
due volte un grido quasi di cruccio,
e poi, tornata blanda e tranquilla,
mi persuade nel mio cantuccio:
è tardi! È l’ora! Sì, ritorniamo
dove sono quelli ch’amano ed amo.
Curiosita
Quei rifiuti ricongiunti
Quando Mino telefonò per chiedermi di andare a Volterra era l’estate del millenoventosettantasei e noi non ci conoscevamo…
Lui aveva avuto il mio telefono da un operatore teatrale perché cercava un attore con cui condividere ed elaborare un progetto…Io non ero riuscito a trovare una scrittura estiva e così pensai che forse, chissà…E poi faceva caldo e a Firenze si boccheggiava; magari a Volterra tirava ancora quel bel vento che ricordavo…
Montai sulla erre quattro rossa e a mezzogiorno poco più feci il mio ingresso nella casa del Trafeli e della sua famiglia…Ancora non lo sapevo ma ci sarei rimasto quasi un mese lavato, stirato, nutrito e, soprattutto, intrigato dal progetto di andare in scena in una veste che non mi avrei mai creduto di voler essere:un attoreoggetto ! e,a mia volta, riuscire a condurre l’artista scultore a divenire personaggio portandomelo in scena…
Fu un mese fatto di chiacchiere, discussioni, tentativi, simpatie e intolleranze che noi chiamavamo le Prove ma che furono soprattutto un faticoso procedere per arrivare a farsi complici l’un con l’altro… E fu proprio questa trovata complicità che ci permise di scambiarci i nostri diversi linguaggi professionali riunendoli in una ulteriore espressione artistica che ancora oggi non saprei come chiamare. Scultura ? Teatro ?…Mah…Finché ,un bel giorno, siamo andati in scena in una serata ventosa a Volterra e poi, dopo, anche in giro per luoghi diversi mentre l’estate si faceva sempre più calda…E dopo ancora è arrivato l’Autunno ed io sono stato di nuovo scritturato… Nel salutarci eravamo veramente soddisfatti, allegri e contenti di quello che avevamo combinato…Così ci siamo detti che la prossima estate ci avremmo riprovato…
” Di sicuro !” ha detto lui…
“ Ti chiamo.. “ ho detto io…
E’ successo poi che non è successo…
Ma che bello che sia successo almeno una volta !…
Sergio